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mercoledì 26 ottobre 2011

Legacy... a rendere

Ne discutevo proprio ieri sera e oggi trovo un articolo di Mike Altendorf (tra l’altro mio collega…) che parla dello stesso problema: un numero sempre crescente di nuove applicazioni viene rilasciato senza un corrispettivo ritiro di quelle legacy.

Il proliferare delle applicazioni senza uno svecchiamento delle esistenti, determina una maggiore complessità, costi aggiuntivi e in generale una minore flessibilità.
Esattamente il contrario del mantra recitato dal mercato: minori costi e complessità, agilità e flessibilità nella risposta.

Dall’ultimo report di HP e CapgeminiApplication LandscapeReport 2011” (che include interviste con circa 100 CIO), emerge un quadro preciso:

l’85% confermano che sono necessari dei programmi di razionalizzazione applicativa
il 60% dice che attualmente supportano più applicazioni di quante ne sono necessarie per il loro business
Il 50% conferma che metà del parco applicativo potrebbe essere dismesso
Il 61% afferma che vengono tenuti dei dati oltre le normali politiche di retention, perchè “non si sa mai”
Solo il 4% dice che tutte le loro applicazioni sono business critical, mentre il 40% dice che al massimo un 30% di applicazioni sono da considerare come critiche

Attualmente la soluzione (tattica) per affrontare il problema della applicazioni ed infrastrutture legacy è dare in outsourcing la loro gestione. Ma dare in outsourcing non vuol dire risolvere il problema, bensì darlo a qualcun altro che avrà tutto l’interesse a non risolverlo.

Gli IT manager non sono stupidi: sanno che una soluzione tattica potrebbe portare ad un futuro problema, ma il compito è così vasto, costoso e potenzialmente fallimentare che avviare un processo di dismissione degli asset legacy richiede commitment e sponsorship difficilmente raggiungibili.

Di certo le esperienze portate da system integrator che combattono con complessità schiaccianti hanno (purtroppo) spesso come risultati costi crescenti e promesse non mantenute, mentre altri consulenti vanno perdendosi in analisi di benchmarking e dell’as-is che alla fine concludono con una necessità di aggiungere componenti piuttosto che togliere qualcosa

Questa è di certo un’altra occasione per spingere all’adozione di modelli di gestione dei dipartimenti IT basati sul profit & loss. In questo modo il mandare in pensione vecchi sistemi sottoutilizzati giustificherà pienamente l’investimento e tutti gli strumenti necessari per essere sempre più allineati alle esigenze dei clienti: mobilità, velocità, disponibilità 24x7, ecc.

Nonostante tutte le evidenze degli svantaggi che la complessità architetturale a livello di applicazioni, dati e flussi comportano la maggior parte dei CIO non ha ancora in agenda temi relativi alla dismissione degli applicativi. Il ciclo di vita degli applicativi all’interno della loro organizzazione viene visto nei seguenti tre passi: sviluppo, rilascio e manutenzione. Ma ce n’è un altro: dismissione, che troppo spesso viene ignorato.

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